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Sala Shakespeare 
ore 20:30

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DANCE-CARD

CAS PUBLIC

9

prima nazionale

Hélène Blackburn

Alla guida della compagnia ormai da più di trent’anni, è una figura di spicco della danza contemporanea e un’ambasciatrice di primo piano per il pubblico di tutte le età. Con un corpus di una ventina di opere, di cui quasi la metà destinate a un pubblico giovane, Hélène Blackburn è ora riconosciuta come leader nella creazione per bambini e giovani. I suoi spettacoli viaggiano ai quattro angoli del mondo e sono ospitati in sedi prestigiose, tra cui l’Opéra National de Paris, la Royal Opera House di Londra e il Lincoln Center for the Performing Arts di New York, solo per citarne alcuni.

L’importanza del contributo di Hélène Blackburn allo sviluppo della danza creativa in Québec e alla sua influenza sulla scena internazionale è stata sottolineata più di una volta negli ultimi anni. 

In questo senso si segnalano i premi: Prix Hommage 2019, dall’Association des diffusers de spectacles (RIDEAU), Prix Reconnaissance UQAM 2019, Prix de la danse de Montréal 2018, Grand Prix du Conseil des Arts de Montréal 2017. Come molti dei suoi contemporanei, Hélène Blackburn porta avanti l’eredità di quella prima generazione pionieristica di coreografi del Québec che provenivano dalla compagnia di ballo/scuola Nouvelle Aire o dal Groupe de La Place Royale. Infatti, molti di loro insegnavano all’Université du Québec à Montréal mentre lei vi studiava danza contemporanea tra il 1981 e il 1984. Si considera privilegiata per aver potuto beneficiare di questa epoca ricca di attività di danza, spronata da artisti del calibro di Édouard Lock, Paul-André Fortier, Ginette Laurin, Marie Chouinard, Daniel Léveillé, Daniel Soulières, Jean-Pierre Perreault e con il sostegno di organizzazioni come il Festival International de Nouvelle Danse (FIND) e il Regroupement Québécois de la Danse (RQD, ex RPDQ), che hanno contribuito allo sviluppo della danza contemporanea del Québec e al suo riconoscimento sulla scena internazionale.

Senza rinunciare al suo impegno con il pubblico in generale, in particolare con Suites cruelles (2008), una coproduzione con l’organizzazione di danza Danse Danse, Hélène Blackburn ha continuato a concentrarsi sui lavori per i giovani. A partire da Barbe Bleue ogni sua opera ha riscosso successo nazionale e internazionale. In ordine cronologico: Journal intime (2006), Le cabaret dansé des vilains petits canards (2008), Variations S (2010), GOLD (2011), Symphonie dramatique (2014), Suites curieuses (2015), 9 (2016), Not Quite Midnight (2018), Suites ténébreuses (2019) e Love Me Tender (2020)

Se oggi Hélène Blackburn sente di dovere qualcosa alle nuove generazioni di coreografi è perché crede nel potere della trasmissione, proprio per aver ricevuto molto lei stessa.

 

Il focus dedicato a Canada e Québec è realizzato con il sostegno di Ambasciata del Canada in Italia e Délégation du Québec à Rome

 

 

9 Ph Damian Siqueiros

interpreti Guyonn Auriau, Cai Glover, Florence Hughes, Alexander Ellison Jaym O’Esso, Laura
Vande Zande

drammaturgia Johan De Smet

musica Martin Tétreault

video Kenneth Michiels

disegno luci Emilie B-Beaulieu & Hélène Blackburn

scenografia Hélène Blackburn

costumi Michael Slack & Hélène Blackburn

stampe Richard Ferron

foto Damian Siqueiros

una creazione di Cas Public e Kopergietery, coprodotta con Spect’Art Ri- mouski e Place des Arts de Montreal. Residenze aristiche a Place des Arts de Montreal, a Maison de la Culture Mercier (Montreal), a Maison de la culture Frontenac (Montreal), Kopergietery (Gand), The Tarmac – la scène internationale francophone (Paris) e Banff Center (Alberta).

durata 50 minuti

Impossibile rendere giustizia a questo lavoro descrivendone la qualità di movimento con le parole.
Il balletto fuso con la lingua dei segni e la danza contemporanea sono termini che indebolirebbero quello che Blackburn è riuscita a creare. Ballerini che incorporano i gesti delle braccia mentre intrecciano braccia e gambe a una velocità che sembra impossibile. Port de bras mixati al vocabolario della lingua dei segni che diventa un discorso accessibile anche a chi quel linguaggio non conosce. Jeff Slayton, L.A. Dance Chronicle

Cas Public torna a Milano dopo ben quasi vent’anni a ricalcare un segno importante lasciato nell’edizione del 2003. Il ritorno è 9, uno tra i lavori più significativi degli ultimi anni.

Fondata nel 1989 in Québec dalla coreografa Hélène Blackburn, Cas Public è una delle principali compagnie di danza contemporanea e un importante ambasciatore artistico sulla scena internazionale. Il suo repertorio di venti opere, metà delle quali rivolte ai giovani, ne fa uno dei leader in un ambito artistico che abbraccia tutte le generazioni di pubblico. La compagnia è in tour per mesi, principalmente in Europa, ma anche l’Asia e altri luoghi delle Americhe rappresentano destinazioni abituali. È invitata in luoghi prestigiosi, tra cui l’Opéra National de Paris, la Royal Opera House di Londra e il Lincoln Center for the Performing Arts di New York City, tra gli altri. Più di cento spettacoli vengono presentati ogni anno da una squadra itinerante di dieci persone, tra cui sei ballerini di impareggiabile talento.

Cas Public ha una passione: i mix tra balletto, danza contemporanea e danza urbana; tra musica classica, opera e gli effetti scratch di un dj; tra linguaggi scenici e linguaggi cinematografici, tra lingua dei segni e danza come atto linguistico. Amore, morte, identità, paura dell’altro insieme ai classici del repertorio occidentale su racconti, leggende e miti che compongono la tradizione orale, sono tra i temi che la compagnia affronta nel suo percorso. Una danza dal respiro affannoso la loro, artisti di sorprendente virtuosismo e precisione, invasi da quell’energia che spinge a superare sé stessi, dal puro piacere di ballare e raccontare una storia. Opere di alta qualità con uno stile allo stesso tempo accessibile e inclusivo dove l’infanzia abbraccia l’età adulta, e viceversa, in un’atmosfera magica instillata da spettacoli che, come le matrioske, rivelano strato dopo strato il potere evocativo ed empatico del corpo danzante. 

Un artista atipico a Cas Public, Cai Glover, che ha superato una disabilità uditiva diventando un ballerino professionista. La coreografa Hélène Blackburn ha fatto l’insolito passo di usare quella disabilità come punto di partenza per la sua nuova creazione. Percepire, sperimentare, comprendere. I nostri sensi ci permettono di percepire il mondo che ci circonda. Questa condizione sine qua non è come una finestra su ciò che sta fuori di noi; senza di essa le cose in parte ci sfuggono. Come è possibile catturare la monumentale grandezza della 9° sinfonia – uno dei capolavori del repertorio classico – se, come Beethoven, il nostro udito è alterato? 9 incarna questa sfida attraverso un audace viaggio di sensazioni. Un lavoro importante in grado di coinvolgere tutte le generazioni spingendo indietro i limiti del silenzio per elevarsi al di sopra della differenza e trasformare il corpo in linguaggio.

La Nona sinfonia

L’ultima sinfonia di Beethoven, la Nona, è una delle composizioni musicali più famose mai scritte, sotto ogni punto di vista. Iniziò a lavorarci nel 1818 e ci vollero sei anni per completarla. La sinfonia mette in musica il meraviglioso Inno alla gioia del poeta tedesco Friedrich von Schiller. La sinfonia procede fino al suo culmine, il sontuoso movimento finale in cui l’orchestra, i solisti e i cori comunicano tutti insieme in una celebrazione estatica. All’epoca in cui la Nona fu rappresentata per la prima volta in pubblico a Vienna nel 1824, Beethoven era già praticamente sordo. Tuttavia, volle dirigere lui stesso l’orchestra che continuava a guidare con la bacchetta anche dopo la fine del pezzo, non avendo sentito che l’orchestra aveva smesso di suonare, finché uno dei soprani mise una mano sulla spalla in modo che si rivolgesse al pubblico, che intanto applaudiva con grande entusiasmo.