3 OTTOBRE

Sala Shakespeare
ore 20.30

DANCE-CARD

COMPAGNIE HERVÉ KOUBI 

Boys don’t cry

prima nazionale | versione italiana

coreografia Hervé Koubi – Fayçal Hamlat

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ph. Marie-Aimée Mercier

HERVÉ KOUBI

Artista francese di origine algerina, Hervé KOUBI ha sviluppato la sua carriera come ballerino-coreografo presso la Facoltà di Aix-Marseille, perfezionandosi al Centre International de Danse Rosella Hightower a Cannes, e all’Opéra de Marseille. Nel 2000 ha creato Le Golem, primo progetto con la sua compagnia, la CIE HERVÉ KOUBI, ottenendo un rapido successo in tutto il mondo, tanto da essere nominato Chevalier des Arts et des Lettres.

 

Ph Olivier Soulie

consulenza artistica Bérengère Alfort

interpreti Mohammed Elhilali, Zakaria Nail Ghezal, Bendehiba Maamar, Nadjib Meherhera, Mourad Messaoud, Houssni Mijem, El Houssaini Zahid

musiche originali Stéphane Fromentin

disegno luci Lionel Buzonie

scene e costumi Guillaume Gabriel

coproduzione Centre chorégraphique National de Créteil – Mourad Merzouki / Théâtre de Cusset – Scène d’intérêt National.

durata 1 ora e 20 minuti

per gentile concessione di Chantal Thomas
traduzione in italiano di Rino Achille De Pace con Ezio Sinigaglia

Il genere è scritto nei nostri geni? No! Così Hervé Koubi si chiese cosa significasse per un ragazzo, per di più arabo, ballare. La risposta è Boys don’t cry – I ragazzi non piangono.

Questa è la storia di un ragazzo che odia profondamente il calcio e adora appassionatamente la danza. Il coreografo franco-algerino offre a sette giovani ballerini autodidatti l’opportunità di mostrare il loro virtuosismo, tra hip-hop, street dance e danza contemporanea. Un pezzo che si scontra con i condizionamenti sociali relativi a una certa teoria di genere secondo la quale le ragazze cuciono, mentre i ragazzi giocano a calcio.

Boys don’t cry nasce a partire da un testo scritto appositamente dalla storica e scrittrice francese Chantal Thomas, allieva di Roland Barthes, dirigente di ricerca al CNRS, vincitrice del prestigioso premio letterario Prix Femina nel 2002 e da gennaio 2021 entrata a far parte dell’olimpo dei grandi dell’Académie Française.
Il testo racconta di un’improbabile partita di calcio, di un parco giochi e della danza, facendone il pretesto per una riflessione nostalgica, divertente e tenera su cosa significa danzare se sei un ragazzo, specialmente quando vieni dal Nord Africa e dal mondo arabo.

Senza cadere negli stereotipi del ballerino che, fin da giovanissimo, non solo preferisce la danza al calcio, ma odia visceralmente questo sport a causa della violenza che genera, la creazione intende dare voce a tutti quelli a cui viene imposto qualcosa a cui si oppongono. La pièce si concentra sul sentimento, conscio ma anche inconscio, del giovane che soffre perché costretto a scuola non solo a giocare a calcio, ma anche ad amare questo sport. Lo spettacolo approfondisce la questione del sacrificio di sé, attraverso l’abnegazione del ragazzo che deve compiacere la propria madre. E, soprattutto, Boys don’t cry è la sublimazione di un certo “farsi violenza” attraverso la gioia trascendente e dunque liberatoria della danza.

Lo spettacolo offre dunque un terreno sul quale affrontare e sconfiggere alcuni clichés tipici di un mondo in cui prevale l’idea: “taglio & cucito per le ragazze e partita di calcio per i ragazzi”, volgendo uno sguardo tenero e nostalgico a un’infanzia in cui la via predestinata non è sempre quella desiderata.
Una danza per sé stessi, un’ode alla famiglia, un’affermazione del cuore, la comprensione dell’amore.