2 OTTOBRE

Sala Shakespeare
ore 20.30

DANCE-CARD

COMPAGNIE HERVÉ KOUBI 

Ce que le Jour doit à la nuit

prima nazionale

coreografia Hervé Koubi

ACQUISTA 

ph. Marie-Aimée Mercier

HERVÉ KOUBI

Artista francese di origine algerina, Hervé KOUBI ha sviluppato la sua carriera come ballerino-coreografo presso la Facoltà di Aix-Marseille, perfezionandosi al Centre International de Danse Rosella Hightower a Cannes, e all’Opéra de Marseille. Nel 2000 ha creato Le Golem, primo progetto con la sua compagnia, la CIE HERVÉ KOUBI, ottenendo un rapido successo in tutto il mondo, tanto da essere nominato Chevalier des Arts et des Lettres.

 

Ph Nathalie Sternalski

assistenti alla coreografia Guillaume Gabriel – Fayçal Hamlat

danzatori Adil Bousbara – Mohammed Elhilali – Abdelghani Ferradji – Zakaria Nail Ghezal – Oualid Guennoun – Bendehiba Maamar – Nadjib Meherhera – Mourad Messaoud – Houssni Mijem – Ismail Oubbajaddi – El Houssaini Zahid – Tomi Cinej – Vladimir Gruev – Chaker Ferradji – Pasquale Fortunato

musiche originali Maxime Bodson

musica Hamza El Din eseguito da Kronos Quartet, Jean-Sébastien Bach, musiche Soufi

arrangiamenti Guillaume Gabriel

luci Lionel Buzonie

costumi Guillaume Gabriel

coproduzione Ballet de l’Opéra National du Rhin – Centre Chorégraphique National / Centre Chorégraphique National de Créteil et du Val de Marne – Cie Kafig / Palais des congrès de Loudéac / Centre Culturel de Vitré / Ballet Preljocaj – Centre Chorégraphique National d’Aix en Provence / Ballet Biarritz – Thierry Malandain – Centre Chorégraphique National.

con il sostegno di ‘conservatoire de Musique et de Danse de Brive-la-Gaillarde’, of ‘la Ville d’Uzerche, of ‘la Ville d’Ussac’, from ‘l’Ecole Supérieure de Danse de Cannes’, from ‘Théâtre de Cusset’, from ‘Channel – Scène Nationale de Calais’, from the ‘Centre Culture Jean-Pierre Fabrègue de Saint-Yrieix-La-Perche’, from the ‘Théâtre du Cloître de Bellac’, from the ‘Domaine Départemental de l’étang des Aulnes – Conseil Général des Bouches du Rhône Centre départemental de créations en résidence’. The creation ‘Ce que le jour doit à la nuit’ is labelled ‘Marseille Provence 2013’.

durata 1 ora

Per gentile concessione di Yasmina Khadra autore del racconto omonimo, Editions Julliard.

Yasmina Khadra è lo pseudonimo che lo scrittore algerino Mohammed Moulessehoul fu costretto a utilizzare per motivi di censura nel periodo della guerra civile algerina (1991-2002). Il suo romanzo Ce que le jour doit à la nuit è stato scritto nel 2008 e pubblicato in Italia nel 2010 da Mondadori. Il protagonista del romanzo è Younes, un giovane algerino di 9 anni che vive con i suoi genitori e la sorella. Il padre, contadino sommerso di debiti, è costretto a vendere le terre e ad affidare il figlio al fratello, un farmacista integrato nella comunità francese di Orano. Yonas diventa Jonas e cresce assieme a tre giovani coloni francesi con cui instaura un’amicizia fortissima, che però verrà turbata dall’arrivo di Emilie, giovane ragazza di cui Jonas si innamorerà. Nel corso degli anni il protagonista scoprirà l’amore per la sua terra, i valori trasmessi da suo padre, l’amicizia, ma anche l’ingiustizia, la guerra e la miseria. Ce que le jour doit à la nuit, di Hervé Koubi ha celebrato di recente il suo decimo compleanno. Grazie al virtuosismo dei suoi dodici danzatori e una coreografia vibrante questo lavoro disegna un ponte tra Oriente e Occidente, tra Francia e Algeria, come un momento sospeso, ai margini del sacro. L’avventura di Hervé Koubi con Ce que le jour doit à la nuit ha una lunga storia che inizia nel 2009 con un primo studio El Din (2010), una performance aperta a dodici ballerini. È a partire dal 2012 però che il pezzo comincia ad assumere quella che è la sua forma attuale. Ideato da un coreografo francese nato da genitori algerini, Ce que le jour doit à la nuit affonda le sue radici nell’attività di rielaborazione della memoria. Tappa fondamentale della vita, lo spettacolo coincide con una presa di coscienza tardiva: quella delle origini. Il momento in cui il coreografo inizia a sentire fisicamente, con il corpo, ciò che aveva sempre saputo in maniera astratta: le sue origini algerine, con l’infinita curiosità implicita in una simile scoperta. In questa pièce sensibile e sensuale ad un tempo, Hervé Koubi esplora attraverso la danza, tra fantasia e realtà, la propria storia e i suoi legami con l’Oriente.

Un ritorno alle origini attraverso la danza.
Una tappa importante lungo il percorso di questa pièce è la collaborazione nel 2009 con i ballerini ivoriani della Compagnie Beliga Kopé per Un rendez-vous en Afrique. Nel frattempo Hervé Koubi organizza un’audizione ad Algeri e il progetto prende forma con dodici ballerini, in parte algerini e in parte burkinabé, provenienti soprattutto dalla street dance e dall’hip-hop. Pur non facendo parte dell’Oriente, l’Algeria è una sorta di contenitore dell’orientalismo del XIX secolo, osserva Hervé Koubi. E attingendo anche alle sue fantasie di bambino nato e cresciuto in Francia – fantasie venate di vigore ottomano e di araba soavità – concepisce una creazione in cui disegna come dei punti di collegamento tra le due culture: puntini di sospensione forse, o invece punti di ricamo, il lavoro del resto prende in prestito il titolo del romanzo di Yasmina Khadra, una storia che narra la vicenda di un ragazzo algerino, che impara a conoscere e amare il suo paese natale, colonizzato dai francesi.

Raffinato ricamo coreografico e dolcezza virile: dai breakers ai dervisci rotanti.
Sul palco giochi di luce alternano buio e bagliori, intrecciando nell’oscurità un reticolo luminoso. Anche la musica lascia immaginare legami tra le culture con pezzi composti da Hamza El Din e interpretati dal Kronos Quartet, brani di Bach e altri di musica Sufi. E in questa atmosfera sommessa e levigata, dodici uomini sfoggiano il loro virtuosismo coreografico con una delicatezza e una morbidezza che nulla toglie alla loro virilità. Al contrario, come afferma Hervé Koubi, questo Oriente si tinge di relazioni tra uomini prive di ambiguità: i corpi si toccano, si sfiorano, si sollevano con dolcezza fraterna e un evidente rispetto. Come se fossero abitati da un’entità sacra. E quando ruotano sulla testa, non possiamo non pensare a un legame tra dervisci rotanti e breakers. Pezzo di estrema cura formale, Ce que le jour doit à la nuit racconta anche qualcosa sui sogni e sulla loro bellezza.