25 SETTEMBRE

Sala Shakespeare
ore 20.30

DANCE-CARD

LE SUPPLICI/FABRIZIO FAVALE | Alce

 

Affollate Solitudini
FABRIZIO FAVALE  | Icelandic Ufo

Torna Fabrizio Favale ospite ormai quasi fisso di MILANoLTRE e questa volta in veste sia di coreografo che di interprete solista con il nuovo visionario assolo Icelandic Ufo, pensato per la nuova sezione Affollate Solitudini. 

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FABRIZIO FAVALE

Full Scholarship all’American Dance Festival, Duke University USA 1990. Riceve nel 1996 il “premio della critica come miglior danzatore italiano dell’anno” e nel 2011 la “Medaglia del Presidente della Repubblica al talento coreografico italiano”. I suoi lavori sono invitati in importanti contesti internazionali. È ideatore di progetti di ricerca tra cui: “Le Stagioni Invisibili – Ciclo Coreografico Infinito”, progetto vincitore del Premio di produzione PerChiCrea 2019 di Siae e Mibac; “Piattaforma della Danza Balinese” per Santarcangelo Festival; “Circo Massimo” per il Teatro Duse Bologna. Collabora con musicisti come Mountains, Teho Teardo, Daniela Cattivelli. Recentemente il lavoro Ossidiana è stato invitato alla Biennale de la Danse de Lyon, e il lavoro Circeo è stato coprodotto dal Théâtre National de la Danse Chaillot, Parigi.

Ph First Rose

ALCE

prima nazionale

di Fabrizio Favale 

danzatori Vincenzo Cappuccio, Francesco Cuoccio, Martina Danieli, Francesco Leone, Claudia Gesmundo, Alessandro Giachetti, Shih-Ping Lin, Alessandro Piergentili, Andrea Rizzo, Valentina Staltari

direttore di scena Andrea A. La Bozzetta

co-produzione Festival MILANoLTRE /KLM – Kinkaleri/Le Supplici/mk

con il contributo di MIC, Regione Emilia-Romagna

realizzato presso DAS Bologna

con il supporto di ATER / h(abita)t – Rete di Spazi per la Danza / Sementerie Artistiche, Crevalcore, Teatro Consorziale di Budrio

si ringrazia Teatro Duse Bologna, per la gentile concessione degli spazi

durata 50 minuti

Partendo da una riflessione sull’attuale evento pandemico globale, il gruppo approfondisce una tematica che da lungo tempo indaga ed è fonte di invenzione di diversi lavori: la presenza animale e il nostro rapporto con essa. Stranamente più prossima a noi, via via che allentiamo la nostra presa sul mondo, la presenza animale si rivela delicata, sottile, evanescente, spettrale, eppure così densa, di suoni, di nuovi sensi dello spazio e del tempo, di nuovi linguaggi, di nuove relazioni fra tutte le creature. La presenza animale da sempre accende la fantasia umana e sembra misteriosamente in relazione con il sogno. Non di meno questa coreografia inventa movimenti come fossero di esseri d’altri mondi, come di animali immaginari, o come strane popolazioni ormai estinte o mai esistite. Undici danzatori disegnano un paesaggio innaturale, artefatto, ultraterreno e lo abitano come sue creature. Una danza corale, a tratti ritmata e tribale, a tratti rarefatta e evanescente. Spesso i danzatori lavorano strettamente radunati in una complessità coreografica fatta di intrecci, che talvolta fondono visivamente i corpi, come fosse uno solo, multiforme, indescrivibile, alieno.

 

Ph First Rose

ICELANDIC UFO

prima nazionale

coreografia e danza Fabrizio Favale

assistenza alla creazione Andrea Del Bianco, Martina Danieli, Andrea A. La Bozzetta

immagini, costumi e scene First Rose

project manager Andrea A. La Bozzetta

co-produzione Festival MILANoLTRE/KLM – Kinkaleri/Le Supplici/mk Con il contributo di MIC, Regione Emilia-Romagna

con il sostegno di DAS Bologna, ATER/h(abita)t – Rete di Spazi per la Danza/Sementerie Artistiche, Crevalcore, Teatro Consorziale di Budrio

durata 15 minuti

Un essere inorganico e insieme organico e tuttavia senziente, danzante, che è fiore-diluce-frattale psichedelico-coda-di-nuvola-alieno-uccello-del-paradiso-riflesso-di-ghiacciaioislandese si trova di notte al centro di uno spazio vuoto, illuminato a giorno da fasci di luce di riflettori che lo circondano tutt’attorno. È un U.F.O naturalmente. Potremmo crederlo sotto stretta osservazione nell’Area 51… Eppure siamo costretti a un ripensamento nel momento in cui osserviamo da vicino: quel luccicare di acque ghiacciate artiche, quelle piumette colorate di ali inadeguate, quel linguaggio che non capiamo… Sembra una scia di ciò che è appena scomparso. Dalla Terra.